"Abitare il cambiamento": sostenibilità, territori e cittadinanza attiva

Si è aperto giovedì 10 settembre, presso la Sala Stura del Parco Fluviale di Cuneo, il ciclo “Dialoghi europei”, promosso da EUROPE DIRECT Cuneo Piemonte area sud ovest in collaborazione con PLIN Education. Quattro appuntamenti, da settembre a dicembre, dedicati ad alcune delle principali sfide che attraversano oggi l’Unione europea e il territorio.

Ad inaugurare il percorso è stato l’incontro “Abitare il cambiamento”, con Alice Pomiato, conosciuta sui social come @aliceful: formatrice, consulente di comunicazione sostenibile e green content creator. Al centro della serata, il rapporto tra transizione ecologica, economia circolare, città, aree rurali e montane, nuovi stili di vita e partecipazione dei cittadini.

L’obiettivo non è stato soltanto parlare di sostenibilità, ma interrogarsi su come le politiche europee possano tradursi concretamente nei territori e nella vita quotidiana delle persone.

Il punto di partenza dell’incontro è stato il rapporto tra la dimensione europea e quella locale.

L’Unione europea definisce obiettivi, regole e strumenti comuni, ma la loro attuazione passa attraverso Stati, Regioni, Comuni, imprese, organizzazioni e cittadini. La transizione ecologica, quindi, non può essere considerata soltanto come un insieme di norme elaborate a Bruxelles: richiede capacità di tradurre quelle indicazioni in interventi concreti e adeguati alle caratteristiche dei singoli territori.

In questo quadro si inserisce il Green Deal europeo, la strategia con cui l’UE punta a trasformare la propria economia rendendola più efficiente nell’uso delle risorse e raggiungendo la neutralità climatica entro il 2050. L’obiettivo europeo prevede inoltre l’utilizzo di un’economia circolare. 

L’idea dell’economia circolare spiegata da Alice è superare progressivamente il modello lineare basato sull’estrazione delle risorse, sulla produzione, sul consumo. Una prospettiva circolare porta invece a intervenire già nella progettazione dei prodotti, cercando di aumentarne la durata, favorirne il riutilizzo e rendere più semplice la riparazione.

Un esempio concreto è rappresentato dal diritto alla riparazione introdotto dall’UE: le nuove norme mirano a rendere più semplice e conveniente riparare i prodotti invece di sostituirli, incentivando al tempo stesso i produttori a realizzare beni più durevoli, riparabili e riutilizzabili. La direttiva è entrata in vigore nel 2024 e gli Stati membri dovevano recepirla entro il 31 luglio 2026. È inoltre prevista una piattaforma europea online per mettere in contatto consumatori e riparatori, la cui operatività è prevista dal 2027.

Ma non bastano le norme: servono riparatori, artigiani, imprese, cooperative, associazioni, spazi di condivisione e cittadini che utilizzino questi servizi. 

Alberi, parchi, suolo e spazi pubblici non sono soltanto elementi decorativi, ma possono svolgere funzioni importanti per la qualità della vita, l’adattamento climatico e la biodiversità.

L’UE ha sviluppato strumenti e iniziative per favorire la natura urbana. La Commissione europea, nell’ambito della Strategia dell’UE sulla biodiversità, promuove piani di rinverdimento urbano che possono comprendere parchi, foreste urbane, giardini, orti, tetti e pareti verdi, strade alberate e altre infrastrutture verdi. La normativa europea sul ripristino della natura prevede inoltre obiettivi specifici per evitare la perdita netta di aree verdi urbane e di copertura arborea.

La riflessione proposta da Alice durante l’incontro ha portato a guardare alla città anche dal punto di vista della mobilità. Si tratta di ripensare complessivamente il sistema degli spostamenti: trasporto pubblico, ciclabilità, mobilità pedonale, condivisione dei veicoli e servizi capaci di rispondere alle esigenze di persone e quartieri diversi.

La domanda diventa quindi: come possiamo progettare città nelle quali l’automobile privata non sia l’unica possibilità per muoversi?

La sostenibilità riguarda anche il modo in cui abitiamo. Durante la serata Alice Pomiato ha presentato esempi di Cohousing (nello specifico della città di Vienna in Austria) e di riuso degli spazi che mostrano come edifici e luoghi sottoutilizzati possano essere trasformati in servizi condivisi: lavanderie, biblioteche, laboratori, palestre, sale comuni, coworking e spazi per attività culturali.

Il tema è particolarmente importante anche per le politiche abitative: accessibilità economica delle abitazioni, qualità degli spazi, servizi di prossimità e possibilità di lavorare vicino a casa sono elementi strettamente collegati alla sostenibilità sociale e ambientale.

Una parte significativa dell’incontro è stata dedicata alle aree interne, rurali e montane, interessate da fenomeni di spopolamento e dalla progressiva riduzione di alcuni servizi essenziali.

Il ripopolamento però non può consistere semplicemente nel trasferire nei piccoli centri gli stessi modelli di vita delle grandi città: ogni territorio presenta caratteristiche specifiche e richiede soluzioni costruite insieme alle comunità locali.

Durante l’incontro sono stati raccontati alcuni esempi di riuso di edifici esistenti e di creazione di nuovi servizi, come coworking, spazi intergenerazionali e luoghi di incontro nelle frazioni. L’idea è quella di partire dalle risorse già presenti: edifici inutilizzati, competenze locali, patrimonio naturale e culturale, attività agricole e artigianali, associazioni e reti di cittadini.

Un esempio significativo di questo percorso è quello di Alice Pomiato, che ha scelto Pontremoli come luogo in cui vivere e lavorare, dopo anni trascorsi seguendo uno stile di vita da nomade digitale.  Il suo coinvolgimento nel progetto Start Working Pontremoli l’ha portata a contribuire alla costruzione di una comunità dedicata ai lavoratori da remoto, mettendo in relazione nuove modalità di lavoro, territorio e socialità.

La crisi climatica pone inoltre una questione di adattamento dei territori: ondate di calore e periodi di siccità rendono sempre più importante la capacità delle città e delle aree rurali di gestire acqua, suolo e vegetazione.

La dimensione europea può fornire strumenti e finanziamenti, ma la progettazione deve partire dalle caratteristiche concrete dei territori. Tra gli strumenti europei richiamati da Alice durante la serata c’è anche LIFE, il programma dell’UE dedicato all’ambiente e all’azione per il clima.

Per il periodo 2021-2027, LIFE dispone di un bilancio di circa 5,4 miliardi di euro e Il programma sostiene progetti dimostrativi, buone pratiche, innovazione, cooperazione e rafforzamento delle capacità.  LIFE rappresenta quindi un esempio concreto di come una politica europea possa sostenere sperimentazioni e progetti capaci di essere sviluppati e replicati nei territori.

Nella parte conclusiva, la riflessione si è spostata sul ruolo delle persone. Le scelte individuali dice Alice– dal modo di spostarsi a quello di consumare, dall’alimentazione all’uso dell’energia – possono contribuire a costruire nuove abitudini. Ma il cambiamento non può fermarsi alla dimensione individuale perché di fronte a problemi complessi, diventa fondamentale la dimensione collettiva della cittadinanza: associazioni, comitati, cooperative, organizzazioni, comunità energetiche, iniziative locali e forme di partecipazione possono permettere ai cittadini di intervenire concretamente sui propri territori.

È anche attraverso questa partecipazione che le politiche europee possono trovare una dimensione locale e diventare progetti, servizi e iniziative concrete.

Il primo appuntamento dei “Dialoghi europei” ha così proposto una riflessione che parte dall’Europa ma arriva fino alla dimensione più quotidiana: la casa in cui viviamo, il quartiere che attraversiamo, il modo in cui ci spostiamo, gli oggetti che acquistiamo, gli spazi pubblici che condividiamo e il rapporto con il territorio.

Al termine degli interventi, la parte conclusiva dell’incontro ha visto i partecipanti coinvolti in un workshop pratico sui temi affrontati, trasformando le riflessioni in un momento di confronto attivo. La giornata si è poi conclusa con un aperitivo di networking: un’occasione informale per proseguire il dialogo e condividere idee.

Il messaggio che ha portato Alice Pomiato può essere sintetizzato in una formula semplice: pensare globale, agire locale. Perché le grandi sfide europee e planetarie acquistano concretezza proprio nei territori, attraverso le scelte e le iniziative delle comunità che li abitano.

Il percorso dei “Dialoghi europei” proseguirà nei prossimi mesi con altri tre appuntamenti dedicati ad altre grandi questioni che riguardano il presente e il futuro dell’Unione europea. Il prossimo appuntamento si terrà giovedì 29 ottobre 2026 e vedrà protagonista Sofia Fellini, ricercatrice in ingegneria ambientale e idraulica presso il Politecnico di Torino.

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